L’assegno di divorzio è spesso percepito come un risarcimento per il coniuge che ha rinunciato alla propria carriera per dedicarsi alla famiglia. Tuttavia, la sua funzione è molto più ampia e si basa su principi di solidarietà post-coniugale. Non solo chi ha sacrificato la carriera può richiederlo; la Corte di Cassazione ha chiarito che l’assegno può essere concesso anche a chi non ha potuto lavorare a causa di problemi di salute o disabilità.
Assegno divorzile: diritto all’assistenza anche senza sacrifici lavorativi
Le funzioni dell’assegno divorzile
Secondo l’articolo 5, comma 6, della legge n. 898 del 1970, l’assegno divorzile ha tre funzioni principali: assistenziale, perequativa e compensativa. La funzione assistenziale garantisce un sostegno economico al coniuge in difficoltà, mentre quella perequativa mira a riequilibrare le posizioni economiche al termine del matrimonio. Infine, la funzione compensativa si riferisce ai sacrifici fatti dal coniuge più debole durante la vita coniugale.
Quando prevale la funzione assistenziale
La recente ordinanza della Corte di Cassazione (n. 26392/25) sottolinea che non è sempre necessaria la presenza di funzioni compensativa o perequativa per riconoscere il diritto all’assegno. Quando le difficoltà economiche del coniuge non derivano da scelte personali ma da circostanze oggettive, l’assegno diventa una questione di solidarietà, garantendo un aiuto a chi si trova in una condizione di oggettiva difficoltà.
Accertamento del diritto all’assegno assistenziale
Anche nel caso in cui si presenti solo la funzione assistenziale, non vi è un riconoscimento automatico. Il giudice deve accertare due condizioni fondamentali: l’inadeguatezza dei mezzi del richiedente e l’impossibilità oggettiva di procurarsi tali mezzi. Queste valutazioni devono essere effettuate con attenzione, considerando situazioni come l’età avanzata o problematiche di salute.
Il caso emblematico
Un caso significativo analizzato dalla Cassazione riguardava una persona con handicap che non aveva potuto lavorare. In questo caso, l’assegno divorzile è stato riconosciuto non come compensazione per un sacrificio, ma come un dovere di solidarietà, assicurando un sostegno vitale a chi, altrimenti, non avrebbe i mezzi per vivere dignitosamente. Questa sentenza rappresenta un importante passo verso una maggiore equità e giustizia nel diritto di famiglia.
