Le indagini preliminari rappresentano una fase fondamentale del procedimento penale. È il momento nel quale il Pubblico Ministero e la polizia giudiziaria raccolgono gli elementi necessari per valutare se il procedimento debba proseguire oppure concludersi con una richiesta di archiviazione.
Essere indagati non significa essere stati condannati e nemmeno essere già imputati. La persona sottoposta alle indagini mantiene pienamente il diritto di difesa e può, con l’assistenza del proprio avvocato, valutare quali iniziative siano più opportune.
La cosa più importante è evitare di affrontare questa fase senza avere compreso esattamente la propria posizione. Durante le indagini possono infatti essere compiuti interrogatori, perquisizioni, sequestri, acquisizioni documentali e numerose altre attività investigative.
Cosa significa essere indagati
Una persona può diventare formalmente indagata quando il suo nome viene iscritto nel registro previsto dall’articolo 335 del Codice di procedura penale in relazione a una notizia di reato.
La mera iscrizione non equivale però a una dichiarazione di responsabilità. La legge stessa chiarisce che l’iscrizione nel registro non deve, di per sé, produrre effetti pregiudizievoli sul piano civile o amministrativo.
Le indagini servono proprio a verificare i fatti e raccogliere gli elementi necessari alle successive determinazioni del Pubblico Ministero.
Come si scopre di essere indagati
Non sempre una persona viene immediatamente informata dell’esistenza di un’indagine.
In alcuni casi lo scopre attraverso la notifica di un atto, come un’informazione di garanzia, un invito a presentarsi, un decreto di perquisizione o un altro provvedimento.
L’articolo 369 del Codice di procedura penale prevede l’informazione di garanzia quando il Pubblico Ministero deve compiere un atto al quale il difensore ha diritto di assistere. L’atto contiene una descrizione sommaria del fatto, le norme che si assumono violate, la data e il luogo del fatto e l’invito a nominare un difensore di fiducia.
In determinate condizioni è inoltre possibile richiedere informazioni sulle iscrizioni presenti nel registro delle notizie di reato, salvo i casi nei quali la comunicazione sia esclusa o temporaneamente coperta da segreto investigativo.
Cosa fare quando si scopre di essere indagati
La prima cosa da fare è raccogliere tutti gli atti ricevuti e rivolgersi a un avvocato.
È importante evitare di contattare impulsivamente altre persone coinvolte, cancellare conversazioni, modificare documenti o pubblicare commenti sulla vicenda.
Prima di assumere qualsiasi iniziativa bisogna comprendere:
quale reato viene ipotizzato, quale Procura sta procedendo, quale sia la fase delle indagini e quali atti siano già conoscibili.
Una scelta effettuata senza queste informazioni può compromettere la strategia difensiva.
È necessario nominare subito un avvocato?
Quando si viene a conoscenza dell’esistenza di un procedimento è generalmente opportuno avere un difensore.
L’avvocato può analizzare gli atti disponibili, spiegare la posizione processuale e valutare se sia opportuno intervenire immediatamente oppure attendere ulteriori sviluppi.
Non sempre la difesa deve compiere subito attività visibili.
In alcuni procedimenti può essere utile presentare documenti o richieste. In altri può essere preferibile attendere di conoscere meglio il materiale investigativo.
La strategia dipende sempre dal caso concreto.
L’indagato può conoscere gli atti dell’indagine?
Non necessariamente tutti e non immediatamente.
Durante le indagini preliminari alcune attività possono essere coperte dal segreto investigativo.
Questo significa che la difesa potrebbe conoscere inizialmente soltanto una parte della vicenda.
La possibilità di accedere agli atti aumenta con il progredire del procedimento.
Un momento particolarmente importante è rappresentato dall’eventuale notifica dell’avviso di conclusione delle indagini preliminari previsto dall’articolo 415-bis del Codice di procedura penale. In quella fase la documentazione relativa alle indagini svolte viene depositata e l’indagato e il difensore possono prenderne visione ed estrarne copia.
Cosa succede durante le indagini preliminari
Le attività investigative possono essere molto diverse.
Possono essere sentite persone informate sui fatti, acquisiti documenti, analizzati dispositivi elettronici oppure effettuati accertamenti tecnici.
In determinate circostanze possono essere disposte perquisizioni e sequestri.
Possono inoltre essere svolte attività investigative più complesse in relazione alla tipologia di reato ipotizzata.
La durata e l’intensità delle indagini dipendono quindi dalla natura del procedimento.
Interrogatorio dell’indagato
Una delle situazioni più delicate è l’interrogatorio.
Prima di decidere se e come rendere dichiarazioni è importante conoscere il più possibile la contestazione e valutare insieme al difensore quale scelta sia più opportuna.
Non esiste una regola per cui parlare sia sempre conveniente o, al contrario, sia sempre preferibile non rendere dichiarazioni.
Dipende dagli elementi disponibili.
L’obiettivo è evitare che l’indagato affronti l’interrogatorio senza avere compreso le possibili conseguenze delle proprie dichiarazioni.
Rendere dichiarazioni spontanee conviene?
Anche questa scelta deve essere valutata attentamente.
Il desiderio di “spiegare subito tutto” è comprensibile, soprattutto quando una persona ritiene di essere completamente estranea ai fatti.
Tuttavia, fornire una ricostruzione senza conoscere gli atti raccolti dall’accusa può essere rischioso.
Prima di rendere dichiarazioni è quindi opportuno discutere con il difensore quali elementi siano già noti e quale possa essere l’impatto della propria versione dei fatti.
Perquisizione durante le indagini
La perquisizione può riguardare abitazioni, uffici, automobili, computer, telefoni o altri beni.
Quando viene eseguita è importante conservare tutti gli atti consegnati e i verbali redatti.
Non bisogna alterare o eliminare materiale.
Il difensore può successivamente analizzare il provvedimento e verificare quali beni siano stati acquisiti e se esistano strumenti di tutela rispetto al sequestro eventualmente disposto.
Sequestro di telefono o computer
Nei procedimenti moderni i dispositivi elettronici possono assumere grande importanza.
Messaggi, email, fotografie, documenti e altri dati possono essere acquisiti durante l’attività investigativa.
Quando un dispositivo viene sequestrato è opportuno documentare esattamente cosa sia stato consegnato o acquisito.
Anche in questo caso la difesa deve verificare la natura del provvedimento e valutare le eventuali iniziative possibili.
Le indagini difensive
La difesa non è necessariamente passiva durante le indagini.
L’ordinamento riconosce al difensore strumenti per svolgere investigazioni difensive e raccogliere elementi utili alla posizione dell’assistito.
La convenienza di queste attività deve essere valutata attentamente.
Possono essere utili, ad esempio, documenti, testimonianze, consulenze o altri elementi capaci di ricostruire i fatti da una prospettiva differente rispetto a quella dell’accusa.
Conservare prove e documenti
Quando si viene a conoscenza di un’indagine è importante conservare tutta la documentazione collegata ai fatti.
Email, conversazioni, contratti, fotografie, ricevute, dati informatici e altri elementi possono avere rilevanza.
È preferibile non selezionare autonomamente soltanto i documenti ritenuti favorevoli.
Il difensore dovrebbe poter valutare il materiale nel suo complesso, compresi gli elementi apparentemente problematici.
Posso parlare con i testimoni?
È opportuno evitare iniziative autonome.
Contattare persone coinvolte nel procedimento senza una strategia precisa può creare fraintendimenti o ulteriori problemi.
Se la difesa ritiene utile raccogliere informazioni da determinate persone, è preferibile farlo attraverso le modalità previste dall’ordinamento e con l’assistenza del professionista.
Posso contattare chi mi ha denunciato?
Anche in questo caso è consigliabile grande prudenza.
Un contatto che nelle intenzioni dell’indagato dovrebbe servire semplicemente a chiarire il problema potrebbe essere interpretato diversamente.
Questo rischio è particolarmente evidente nelle vicende riguardanti stalking, minacce, maltrattamenti, conflitti familiari o rapporti personali deteriorati.
Prima di qualsiasi contatto è quindi opportuno consultare il difensore.
Quanto durano le indagini preliminari
Non esiste una durata identica per tutti i procedimenti.
Il Codice di procedura penale prevede termini per le indagini, differenziati in base al tipo di reato e suscettibili, nelle condizioni previste, di proroga.
La durata effettiva dipende dalla complessità della vicenda, dagli accertamenti necessari e dal numero di persone coinvolte.
Per questo motivo non è possibile stabilire il tempo residuo di un’indagine soltanto conoscendo la data nella quale si è ricevuto un atto.
Cosa succede alla fine delle indagini
Al termine delle investigazioni il Pubblico Ministero deve decidere come procedere.
Se ritiene che non vi siano i presupposti per esercitare l’azione penale può formulare una richiesta di archiviazione.
Se invece intende proseguire, nei casi previsti viene notificato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari disciplinato dall’articolo 415-bis.
Questo atto rappresenta un momento molto importante per la difesa perché consente una conoscenza più ampia del materiale raccolto.
Cosa può fare l’indagato dopo l’avviso di conclusione delle indagini
L’articolo 415-bis riconosce alla persona sottoposta alle indagini una serie di facoltà difensive.
L’indagato può, entro il termine previsto, presentare memorie e documenti, depositare documentazione relativa alle investigazioni difensive, chiedere al Pubblico Ministero il compimento di determinati atti e chiedere di essere interrogato.
Questa fase può quindi rappresentare un’occasione significativa per sottoporre all’accusa elementi che potrebbero incidere sulle decisioni successive.
La strategia deve però essere decisa soltanto dopo avere studiato attentamente il fascicolo.
L’indagine porta sempre a processo? No.
L’esistenza di un’indagine non significa automaticamente che verrà formulata un’imputazione o che inizierà un processo.
Il procedimento può concludersi con l’archiviazione.
Quando invece il Pubblico Ministero decide di esercitare l’azione penale, il percorso successivo dipende dal tipo di procedimento e dalla contestazione.
Nei casi in cui è prevista la richiesta di rinvio a giudizio, l’articolo 416 stabilisce che questa debba essere preceduta dall’avviso previsto dall’articolo 415-bis nei casi in cui tale avviso è dovuto.
È possibile difendersi prima del processo?
Sì, ed è proprio questo uno degli aspetti più importanti delle indagini preliminari.
La difesa non comincia necessariamente quando si entra in aula.
Al contrario, la fase investigativa può essere determinante per raccogliere documenti, individuare testimoni, svolgere approfondimenti e comprendere quali elementi siano realmente presenti nel fascicolo.
Per questo motivo attendere automaticamente l’eventuale processo può non essere sempre la scelta migliore.
Cosa non dovrebbe fare una persona indagata
Gli errori più frequenti nascono dalla paura o dal tentativo di risolvere autonomamente la situazione.
È sconsigliabile cancellare messaggi, alterare documenti, contattare testimoni senza una strategia oppure pubblicare commenti sulla vicenda sui social.
È altrettanto rischioso confrontare il proprio caso con vicende trovate online.
Due procedimenti relativi allo stesso reato possono presentare elementi probatori completamente differenti.
Social network e procedimento penale
Durante le indagini è prudente limitare le dichiarazioni pubbliche.
Post, commenti, fotografie e messaggi possono essere acquisiti o comunque assumere rilevanza.
Rispondere pubblicamente a un’accusa o raccontare online la propria versione potrebbe interferire con la strategia difensiva.
La riservatezza è spesso preferibile fino a quando non si comprende meglio il quadro investigativo.
Quando rivolgersi a un avvocato penale a Milano
Chi viene coinvolto in un procedimento presso la Procura o gli uffici giudiziari di Milano può avere necessità di assistenza già durante le indagini preliminari.
Un professionista può esaminare gli atti disponibili, spiegare la posizione dell’indagato e valutare quali iniziative possano essere utili prima dell’eventuale processo.
Per approfondire i servizi relativi a indagini, interrogatori, perquisizioni, sequestri e difesa processuale è possibile consultare la pagina dedicata all’avvocato penale a Milano.
Indagini preliminari: come comportarsi concretamente
Quando si scopre di essere sottoposti a indagini, la priorità è comprendere il procedimento prima di reagire.
Occorre conservare gli atti, raccogliere i documenti collegati ai fatti, evitare iniziative impulsive e confrontarsi con il proprio difensore.
Successivamente può essere stabilito se sia preferibile attendere, svolgere attività difensive, rendere dichiarazioni oppure presentare documentazione.
Essere indagati non equivale a essere colpevoli, ma significa trovarsi in una fase nella quale le decisioni assunte possono incidere significativamente sull’evoluzione del procedimento.
Per questo motivo la difesa dovrebbe essere costruita fin dalle indagini sulla base degli atti e delle caratteristiche concrete del caso.
