Perquisizione e sequestro: cosa fare e quali diritti ha l’indagato

Subire una perquisizione o un sequestro nell’ambito di un procedimento penale può essere un’esperienza particolarmente delicata. Può riguardare l’abitazione, l’ufficio, l’automobile, il telefono, il computer o altri beni personali e professionali.

In questi casi è importante evitare reazioni impulsive e comprendere prima di tutto quale provvedimento sia stato adottato, da quale autorità e per quale motivo.

La perquisizione e il sequestro sono strumenti distinti. La prima serve a ricercare persone, cose o dati rilevanti per il procedimento; il secondo può riguardare beni ritenuti corpo del reato o pertinenti al reato e necessari per l’accertamento dei fatti. Il Codice di procedura penale disciplina la perquisizione agli articoli 247 e seguenti e il sequestro probatorio agli articoli 253 e seguenti.

Che cos’è una perquisizione

La perquisizione è un mezzo di ricerca della prova.

L’articolo 247 del Codice di procedura penale prevede che possa essere disposta una perquisizione personale quando vi sia fondato motivo di ritenere che una persona occulti il corpo del reato o cose pertinenti al reato.

La perquisizione locale può invece essere disposta quando vi sia fondato motivo di ritenere che tali cose si trovino in un determinato luogo oppure che in quel luogo possa essere eseguito l’arresto dell’imputato o dell’evaso.

La disciplina contempla anche la perquisizione di sistemi informatici o telematici quando vi sia motivo di ritenere che contengano dati o tracce pertinenti al reato.

La perquisizione deve essere motivata?

In linea generale, la perquisizione viene disposta con un decreto motivato dell’autorità giudiziaria.

Il provvedimento deve quindi indicare le ragioni che giustificano l’attività e l’oggetto della ricerca.

L’autorità giudiziaria può procedere direttamente oppure delegare ufficiali di polizia giudiziaria.

In alcune situazioni previste dalla legge la polizia giudiziaria può procedere anche di propria iniziativa, con successivi controlli dell’autorità giudiziaria.

Per questo motivo è sempre importante esaminare esattamente l’atto consegnato al momento dell’operazione.

Perquisizione domiciliare

Quando la perquisizione riguarda un’abitazione, si applicano specifiche garanzie.

Il decreto deve essere consegnato alla persona interessata o a chi abbia la disponibilità dei locali nei casi previsti.

La disciplina prevede inoltre regole specifiche sugli orari delle perquisizioni domiciliari: in via generale, non dovrebbero iniziare prima delle 7 né dopo le 20, salvo situazioni urgenti che giustifichino una deroga.

Quando viene eseguita una perquisizione in casa è importante leggere attentamente la documentazione ricevuta e conservare copia di tutti i verbali.

Posso oppormi alla perquisizione?

Una persona sottoposta a perquisizione non dovrebbe ostacolare materialmente l’esecuzione dell’atto.

Contestare fisicamente l’operazione o impedire agli operatori di svolgere quanto disposto può aggravare la situazione.

Questo non significa però rinunciare ai propri diritti.

È possibile chiedere di conoscere il provvedimento, verificare cosa venga acquisito e successivamente far esaminare la regolarità dell’atto dal proprio difensore.

La contestazione giuridica deve essere effettuata attraverso gli strumenti previsti dalla legge, non cercando di impedire materialmente l’esecuzione.

Posso chiamare il mio avvocato durante una perquisizione?

La persona interessata può avere diritto a farsi assistere da un difensore nei casi previsti.

La giurisprudenza e la disciplina processuale riconoscono specifiche garanzie, soprattutto nelle perquisizioni domiciliari.

È quindi opportuno chiedere immediatamente se sia possibile contattare il proprio avvocato.

Occorre però considerare che l’attività non è necessariamente sospesa fino all’arrivo del difensore.

Per questo motivo è utile contattarlo il prima possibile e trasmettergli successivamente tutta la documentazione ricevuta.

Cosa può essere sequestrato

Il sequestro probatorio può riguardare il corpo del reato e le cose pertinenti al reato necessarie per l’accertamento dei fatti.

L’articolo 253 del Codice di procedura penale definisce come corpo del reato, tra l’altro, le cose sulle quali o mediante le quali il reato è stato commesso e quelle che ne costituiscono prodotto, profitto o prezzo.

In concreto possono essere sequestrati documenti, denaro, dispositivi elettronici, oggetti e altri beni quando ne ricorrano i presupposti.

La legittimità del sequestro dipende però dalla situazione concreta e dal collegamento tra il bene e il procedimento.

Sequestro conseguente alla perquisizione

Può accadere che durante una perquisizione vengano rinvenuti beni ritenuti rilevanti per il procedimento.

L’articolo 252 del Codice di procedura penale prevede che le cose rinvenute a seguito della perquisizione possano essere sottoposte a sequestro secondo le regole previste dalla disciplina processuale.

Per questo motivo perquisizione e sequestro sono spesso collegati, pur restando due atti distinti.

Sequestrano il telefono: cosa succede?

Il telefono cellulare può contenere conversazioni, fotografie, email, documenti, cronologie e numerosi altri dati.

In molte indagini questi elementi possono assumere rilevanza.

Quando viene sequestrato un dispositivo è importante controllare che sia correttamente indicato nel verbale e conservare copia dell’atto.

La successiva analisi del contenuto deve avvenire nel rispetto delle regole processuali e delle garanzie applicabili.

Il difensore può valutare la natura del provvedimento, l’oggetto dell’acquisizione e l’eventuale possibilità di contestarlo.

Sequestro di computer e dispositivi informatici

Lo stesso principio vale per computer, hard disk, tablet e altri dispositivi.

Una perquisizione informatica può avere un impatto particolarmente rilevante quando interessa strumenti utilizzati per il lavoro o contenenti grandi quantità di dati personali.

L’articolo 247 contempla espressamente la possibilità di perquisire sistemi informatici o telematici adottando misure dirette a preservare i dati originali e impedirne l’alterazione.

In questi casi la difesa può avere interesse a verificare esattamente cosa sia stato acquisito e con quali modalità.

Possono sequestrare documenti di lavoro?

In presenza dei presupposti previsti dalla legge possono essere acquisiti documenti ritenuti pertinenti al reato.

Quando la perquisizione riguarda un’impresa o un professionista, il sequestro può avere effetti anche sull’attività lavorativa.

È quindi importante documentare con precisione ciò che viene acquisito e segnalare al proprio difensore eventuali esigenze particolari connesse alla continuità dell’attività.

Il fatto che un documento sia importante per il lavoro non ne impedisce automaticamente il sequestro, ma può diventare rilevante nella successiva gestione del provvedimento.

Cosa controllare nel verbale

Al termine dell’attività vengono normalmente redatti verbali che descrivono quanto avvenuto e ciò che è stato eventualmente sequestrato.

È importante verificare che i beni siano indicati con sufficiente precisione.

Nel caso di dispositivi elettronici possono essere utili marca, modello, numero identificativo e altre informazioni.

Il verbale dovrebbe essere conservato integralmente.

Il difensore potrà utilizzarlo per comprendere quali beni siano stati acquisiti e quale sia stato il fondamento dell’attività.

Non cancellare dati o documenti

Quando si apprende dell’esistenza di un’indagine, cancellare messaggi, file o documenti è una scelta particolarmente rischiosa.

Anche attività compiute prima di una perquisizione possono assumere rilevanza se vengono interpretate come tentativi di eliminare elementi utili alle indagini.

È quindi preferibile conservare tutto e consegnare al difensore anche il materiale che si ritiene sfavorevole.

Sarà il professionista a valutarne la rilevanza e il corretto utilizzo nella strategia difensiva.

È possibile contestare un sequestro? Sì, nei casi previsti dall’ordinamento.

L’articolo 257 del Codice di procedura penale prevede la possibilità di richiedere il riesame del decreto di sequestro da parte della persona interessata, della persona alla quale le cose sono state sequestrate o di chi avrebbe diritto alla loro restituzione. Il Ministero della Giustizia richiama espressamente questa possibilità.

La possibilità concreta di utilizzare questo strumento dipende dal tipo di sequestro, dal provvedimento adottato e dai termini applicabili.

Per questo motivo la documentazione dovrebbe essere consegnata rapidamente al difensore.

Riesame del sequestro

Il riesame è uno degli strumenti attraverso i quali può essere contestato un provvedimento di sequestro nei casi previsti.

Non significa però che qualsiasi bene sequestrato debba essere automaticamente restituito.

La difesa deve individuare le ragioni per cui il provvedimento viene ritenuto illegittimo o non più giustificato.

I termini processuali possono essere brevi.

È quindi importante non lasciare trascorrere molti giorni prima di chiedere una valutazione.

Posso chiedere la restituzione dei beni sequestrati?

In determinate condizioni sì.

Quando non sussistono più le esigenze che giustificavano il mantenimento del sequestro può essere possibile chiedere la restituzione dei beni.

Le Procure prevedono procedure per presentare istanze di dissequestro o restituzione, anche tramite il difensore.

La possibilità dipende però dal tipo di sequestro e dallo stato del procedimento.

La richiesta deve quindi essere valutata sulla base degli atti.

Se il bene sequestrato appartiene a un’altra persona

Può accadere che il bene acquisito appartenga formalmente a un soggetto diverso dall’indagato.

Questo non esclude automaticamente il sequestro se il bene è ritenuto rilevante per il procedimento.

Il proprietario o la persona che avrebbe diritto alla restituzione può però avere specifici strumenti di tutela.

Anche il Ministero della Giustizia richiama la possibilità per il proprietario o legittimo possessore di presentare istanza di dissequestro.

Perquisizione in azienda o nello studio professionale

Quando l’attività riguarda una sede aziendale o professionale, le conseguenze pratiche possono essere particolarmente rilevanti.

Possono essere acquisiti computer, documenti contabili, contratti e altri materiali utilizzati quotidianamente.

È importante mantenere un atteggiamento collaborativo durante l’esecuzione, documentando nel contempo ciò che viene prelevato.

Successivamente il difensore potrà valutare sia gli aspetti processuali sia quelli organizzativi derivanti dal sequestro.

Se durante la perquisizione trovano qualcosa di diverso

La situazione può diventare più complessa quando durante la ricerca vengono rinvenuti elementi che sembrano riferibili ad altri possibili illeciti.

La rilevanza di quanto trovato deve essere valutata secondo le regole processuali applicabili.

Non è quindi possibile stabilire in astratto cosa accadrà.

In questi casi è ancora più importante evitare dichiarazioni improvvisate e confrontarsi rapidamente con il proprio difensore.

Devo spiegare subito a chi appartiene un oggetto?

Durante una perquisizione può essere naturale voler fornire immediatamente spiegazioni.

Prima di rendere dichiarazioni dettagliate è però opportuno comprendere la propria posizione processuale e valutare con il difensore cosa sia opportuno dire.

Una spiegazione data senza conoscere la contestazione può produrre conseguenze impreviste.

Collaborare con l’esecuzione materiale dell’atto non significa necessariamente dover ricostruire immediatamente tutti i fatti.

Possono leggere i messaggi sul telefono?

L’acquisizione e l’analisi dei dati contenuti in un dispositivo dipendono dalla natura del provvedimento e dalle attività investigative autorizzate.

Messaggi, email e altri dati possono diventare elementi di indagine quando ritenuti pertinenti al procedimento.

La difesa può successivamente verificare la regolarità delle modalità di acquisizione e l’utilizzabilità degli elementi raccolti nei casi in cui vi siano ragioni per contestarle.

Cosa fare immediatamente dopo una perquisizione

Quando l’attività termina è consigliabile raccogliere tutti gli atti ricevuti e redigere una breve ricostruzione di quanto accaduto quando i fatti sono ancora recenti.

È utile annotare:

  • ora di inizio e fine;
  • persone presenti;
  • locali interessati;
  • beni acquisiti;
  • eventuali osservazioni formulate;
  • documenti consegnati.

Queste informazioni possono aiutare il difensore a comprendere meglio lo svolgimento dell’operazione.

Non pubblicare la perquisizione sui social

Raccontare immediatamente online l’accaduto è generalmente sconsigliabile.

Commenti, accuse o ricostruzioni pubbliche possono essere acquisiti e diventare parte della vicenda.

Una reazione emotiva potrebbe inoltre creare problemi con altre persone coinvolte nell’indagine.

È quindi preferibile mantenere riservatezza almeno fino a quando non sia stato chiarito il quadro con il proprio avvocato.

Perquisizione e sequestro non significano condanna

Il fatto che venga eseguita una perquisizione o sequestrato un bene non significa che la persona sia stata riconosciuta responsabile di un reato.

Si tratta di attività investigative finalizzate alla ricerca e alla conservazione di elementi rilevanti per il procedimento.

La loro esecuzione dimostra che esiste un’indagine, ma l’esito della vicenda dipenderà dagli elementi complessivamente raccolti e dalle successive valutazioni dell’autorità giudiziaria.

Quando rivolgersi a un avvocato penale a Milano

Quando perquisizione o sequestro vengono eseguiti nell’ambito di un procedimento penale è importante far esaminare rapidamente i provvedimenti ricevuti.

L’avvocato può verificare la natura dell’atto, valutare se vi siano strumenti per contestare il sequestro e aiutare il cliente a comprendere cosa possa accadere nelle successive fasi delle indagini.

Per approfondire l’assistenza relativa a indagini preliminari, perquisizioni, sequestri e procedimento penale è possibile consultare la pagina dedicata all’avvocato penale a Milano.

Perquisizione e sequestro: come comportarsi concretamente

Quando arrivano gli operatori è importante mantenere la calma, prendere visione dei provvedimenti disponibili e non ostacolare materialmente l’esecuzione.

È utile contattare rapidamente un avvocato, conservare copia degli atti e controllare con attenzione quali beni vengano sequestrati.

Dopo l’operazione, la documentazione deve essere esaminata per verificare se esistano strumenti di tutela o richieste di restituzione da presentare.

La tempestività è importante soprattutto quando devono essere rispettati termini processuali per contestare il provvedimento.

Una perquisizione può rappresentare un momento delicato dell’indagine, ma affrontarla con una strategia ordinata permette di tutelare meglio i propri diritti e comprendere con maggiore precisione la posizione processuale.